IN STUDIO CON MINA
Creando un tour virtuale
by Christine K. Zarb
Quando arrivo presso gli studi di registrazione della GSU è presto, quindi aspetto Massimiliano Pani che devo intervistare. Mentre osservo l'anonimo portone di vetro, mi rendo conto di essere eccitata all'idea di essere negli studi di registrazione di una diva: la grande cantante la cui espressione artistica è divenuta parte dalla nostra memoria collettiva. Conosciamo tutti le sue famose canzoni, avendole canticchiate per oltre quattro decadi. Durante tutti gli anni 60 e 70, il suo nome era sulle labbra di tutti e fu una delle prime parole che mio fratellino riuscì a pronunciare: M-i-n-a.
Quando suo figlio Massimiliano Pani, arrangiatore e responsabile del progetto arriva con la sua Smart, è solo tre minuti in ritardo. Si scusa per avermi fatto aspettare e mi guida attraverso lo studio che è composto da tre zone principali: una sala di ripresa e due regie con dei banchi enormi. L'insieme di apparecchiature è impressionante.
Se siete mai stati in uno studio di registrazione, vi renderete subito conto che questo è uno studio serio. Non sto parlando della tecnologia, ciò che intendo dire è che si tratta di uno spazio di lavoro, non un salotto. Non troverete mobili all'ultimo grido. Ad eccezione degli album d'oro e di platino appesi al muro e delle Polaroid di personalità del mondo della musica sorridenti, tutto il resto è funzionale.
Cominciamo con l'intervista e nel frattempo lo studio si popola. È arrivato il fotografo. Il suo compito è di scattare una serie di foto panoramiche per un tour virtuale dello studio di Mina, che verrà inserito nel sito di Mina Mazzini. Ci sono pure i ragazzi del team Web. Per partecipare alle riprese, sono arrivati da diverse città italiane. In tutto siamo una dozzina di persone. Ci sistemiamo alla meglio, attorno al tavolo riunioni, seduti nella zona relax, gironzolando dentro e fuori dalle regie, in piedi accanto al pianoforte a coda e alla batteria. Moose, il pit bull di Massimiliano è eccitato. Continua a correre fuori sul terrazzo nella speranza che qualcuno giochi con lui.
Mina è qui e sta parlando al suo illustratore. Quasi non oso entrare nella stanza, come se non fossi degna di condividere lo stesso spazio con lei. La stella, l'icona, la donna tanto celebrata è interamente vestita di nero, avviluppata in un poncio dello stesso colore. I suoi capelli biondi sono acconciati in una lunga treccia . Lei siede tranquilla, circondata dai suoi collaboratori. Sembra evasiva, il bel volto, schermato da lenti color ambra. Sorride e mi saluta cortesemente. La voce è dolce.
Preparo un caffé e mentre aspetto, osservo le bottiglie di vino bianco e di Champagne in cima al frigorifero. Ci sono anche diverse bottiglie d'olio d'oliva che sembra fatto in casa — qualcuno mi aveva detto che lei è una gran cuoca. Il frigorifero è vuoto. Sulla porta aperta c'è una collezione di calamite a forma di frutta e verdura in grandezza naturale, che mi incuriosiscono. Ora, nella zona relax, l'illustratore mostra i disegni che lei ha scelto al responsablie Web. Quest' ultimo si occuperà di trasformarli in animazioni per il sito.
Per fare un giro completo a 360 gradi ci vogliono 18-24 scatti. Mentre il fotografo lavora, aggiustando il cavalletto e organizzando ogni ripresa, rimango da parte prendendo qualche appunto. L'intervista è terminata e Massimiliano è seduto al pianoforte a coda, sfiorandone delicatamente i tasti. All'altra estremità del piano, c'è un Powerbook aperto. Crea un bizzarro contrasto con il melodico Steinway fatto costruire su misura. Mentre lavoriamo le note musicali riverberano attraverso le stanze dello studio, animandoci. Contro il muro della sala ripresa c'è un piano elettrico Wurlitzer degli anni 70, di fianco al quale sono allineate tre chitarre Gibson e una Fender.
Il processo creativo è paragonabile a una pratica alchemica. Oggi Mina ha aperto uno spiraglio nel suo studio di registrazione, per permettere ai suoi fans di entrare ed osservare lo spazio in cui lei lavora e in cui si crea quella musica che da essi tanto amata.
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